La testa e le gambe è il titolo di un capitolo di una storia del ciclismo che conservo religiosamente in biblioteca. Parla di quando a inizio degli anni ´60 il ciclismo smettè di essere soprattutto uno sforzo bestiale per diventare uno sport moderno in cui intelligenza e tattica giocano un ruolo fondamentale. Legato al cambiamento della società che, uscita dagli orrori della guerra cominciava a godere di qualche comodità, e la bicicletta a diventare un mezzo di svago.

E, molto più modestamente nella mia piccola avventura enbtrambi servono. Senza i garòn, come li chiamava Binda, sui colli non sì sale. Ma è la testa che suggerisce i tempi e modi della preparazione, e la misura di quanto è fattiibile. E in strada è la testa che aiuta le gambe a superare l’inevitabile fatica, ma anche a moderare lo slancio e a conservare le energie. Soprattutto quando gli anni passano e la forza un po’ diminuisce, lo sport diventa sempre più un atto di intelligenza.

Oggi la testa suggerisce un pedalare più calmo lungo i 60km del percorso e sulle due salite della giornata , il romantico e pedalabile Col de la Core, e il più ripido Colle di Latrappe arroventato dal sole del meriggio. Sempre in scenari fra infinite quinte di valli.

E, alfine, un buon riposo nella quieta stazione termale di Aulus in mezzo a grandi montagne che fanno presagire le salite di domani.


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